“La creatività trasforma la diversità in comunità”
“La creatività è l’ingrediente fondamentale per fare in modo che una classe, una scuola di diversi diventi una classe, una scuola dove questi diversi diventano una comunità.”
Con queste parole, Anna Granata, docente di Pedagogia interculturale all’Università di Milano-Bicocca, ci ricorda che l’inclusione è un processo quotidiano che prende forma proprio nelle nostre scuole. È lì che si costruisce il grande progetto costituzionale di una società equa, solidale, plurale.
In questa intervista per Inclusion Talks, la Prof.ssa Granata ci accompagna dentro le aule, tra studenti, insegnanti e dirigenti, e ci racconta cosa significa vivere davvero l’inclusione: un’azione collettiva e creativa, capace di trasformare le differenze in legami.
Dove nasce la comunità? A scuola
“La scuola è aperta a tutti.”
Così recita l’articolo 34 della nostra Costituzione, unico nel panorama europeo a dedicare un intero passaggio all’istruzione. Oggi dovremmo dire “a tutte e a tutti” – sottolinea Anna Granata – ma il messaggio resta potente: la scuola è lo spazio in cui la diversità diventa esperienza quotidiana.
Non sempre, però, la scuola riesce in questo intento. Per questo, il ruolo degli insegnanti è fondamentale: solo attraverso una visione condivisa e una progettualità comune è possibile costruire vere relazioni di parità.
Un piccolo comune, una grande lezione
Tra i tanti racconti che ci condivide, uno arriva da Bagnolo Piemonte, un piccolo comune montano dove un bambino su tre è di madrelingua cinese. In questo contesto, la presenza di alunne e alunni stranieri non è vista come un problema, ma come una risorsa preziosa. La scuola ha avviato un laboratorio linguistico permanente: non solo italiano, ma anche cinese e altre lingue madri.
Un esempio concreto di inclusione come valore attivo, capace di tenere aperta una scuola e di offrire ai bambini un luogo dove la propria identità non viene cancellata, ma valorizzata.
“5 minuti per cambiare la scuola”
È con questa visione che nasce “5 minuti per cambiare la scuola”, un progetto coordinato dalla Prof.ssa Granata per dare voce a insegnanti, studenti, dirigenti e genitori che stanno sperimentando forme di creatività organizzativa nella scuola. Ripensare gli spazi, i tempi, le modalità di valutazione. Uscire dal “si è sempre fatto così” per dare vita a una scuola in cui tutte e tutti stiano bene, imparino bene, insegnino bene.
«Anna ha scelto di esserci, di mettersi in gioco, di trasformare ogni gesto educativo in un atto di innovazione. Perché l’innovazione è un concetto concreto: inizia da noi, da chi sceglie di partecipare in modo consapevole. È questo lo spirito di Innovamey: Innovation Starts from Me.»
– Aram Mbow, Founder di Innovamey
Perché in Innovamey crediamo che il cambiamento non sia solo un’idea, ma un’azione che parte da chi sceglie di mettersi in gioco per generare impatto reale.
Un’idea che Anna coltiva ogni giorno anche in università, insieme alle sue studentesse (più del 90% dei suoi studenti sono donne), che diventano alleate preziose nel raccogliere storie dal campo. Come quella di Dante, un bambino straniero, difficile da gestire, che cambia completamente atteggiamento quando la futura insegnante gli dice: “Sei il mio allievo preferito.” Un gesto semplice, che rovescia le dinamiche, che dà fiducia, che costruisce relazione.
La scuola e la parità di genere: un’urgenza collettiva
Ma la diversità non si esaurisce nella provenienza geografica o linguistica. Uno dei fronti su cui Anna insiste con forza è quello della parità di genere. Lo fa anche in contesti difficili dove, dopo un episodio inquietante (una scritta in bagno: “Turetta uno di noi”), viene chiamata a parlare con gli studenti.
In quell’occasione, scopre che metà dell’aula magna è vuota: molti ragazzi sono rimasti in aula a “portare avanti il programma”. Ma di quale programma stiamo parlando, si chiede Anna, se ignoriamo il compito educativo di contrastare la violenza di genere?
“Un insegnante che resta in classe oggi, di fronte ai dati sui femminicidi, non si accorge dell’importante compito che abbiamo come adulti.”
– Aram Mbow, Founder di Innovamey
L’università, secondo lei, ha un’enorme responsabilità: progettare e sperimentare ciò che ancora non c’è, parlare oltre i confini dell’accademia, offrire spazi di confronto dove immaginare una società diversa.
Una tazza di caffè con Astrid Lindgren
Se potesse, Anna prenderebbe un caffè con Astrid Lindgren, l’autrice di Pippi Calzelunghe, per capire come è nata l’idea di una bambina così libera, così ribelle, così capace di rompere le convenzioni. E per chiederle: quali nuovi personaggi potremmo inventare oggi, per rendere la libertà e l’emancipazione qualcosa di concreto per tutte le bambine – e anche per i bambini?
Dare voce all’inclusione è un atto politico
Conclude Anna:
“Oggi dare la parola a chi fa inclusione è un atto politico. Grazie per aver creato questo spazio.”
Noi, come Innovamey, crediamo fermamente che raccontare esperienze come la sua sia fondamentale per generare cambiamento. Perché, come ci insegna Anna, l’inclusione non è un’aggiunta: è la vera forma della democrazia.
Innovamey is the organisation that turns sustainability into a real engine of growth, supporting companies in designing sustainable strategies, transforming business models, and communicating with impact.
We innovate products and services by placing sustainability at the center, developing solutions that combine progress, responsibility, and competitiveness. We don’t just imagine the future — we build it.
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