Oltre lo smartworking

Agosto 2025: il lavoro si reinventa 

Negli anni Settanta, l’idea di lavorare da casa era impensabile: l’ufficio era l’unico luogo considerato accettabile per svolgere attività professionali. Solo con l’avvento di internet e delle connessioni veloci il concetto di lavoro flessibile è diventato gradualmente plausibile. Tuttavia, è stato il Covid‑19 nel 2020 a determinare una trasformazione rapida e radicale: lavoratori in tutto il mondo hanno sperimentato il remote working, dimostrando che molteplicità di luoghi non significa perdita di produttività. 

Quadro globale, europeo e italiano

Nel 2020, stando ai dati dell’International Labour Organization, oltre il 40% dei lavoratori nei paesi ad alto reddito ha lavorato interamente da remoto almeno per un periodo significativo. Negli anni successivi, il lavoro completamente remoto ha cominciato a calare, mentre il modello ibrido ha guadagnato terreno come forma equilibrata e sostenibile. 

In Europa, Eurofound segnala una flessione dei lavoratori interamente da remoto, dal24% del2022 al14% del2024, mentre oggi il 44% dei lavoratori europei opera in modalità ibrida. 

In Italia, l’Osservatorio del Politecnico di Milano stima circa 3,55 milioni di smart worker nel 2024, con una crescita prevista del 5% nel2025 fino a 3,75 milioni. Le grandi imprese guidano il cambiamento: il 96% ha adottato policy strutturate e quasi 2 milioni di dipendenti alternano casa e ufficio. Nella pubblica amministrazione circa 500 mila lavorano in modalità agile e alcune amministrazioni prevedono di aumentare tale quota. Le PMI contano circa 520 mila smart worker, senza tendenza ad ampliamento. 

Oltre lo smart working: le nuove frontiere del lavoro

Il panorama del 2025 include oltre lo smart working tradizionale un insieme di modalità innovative pensate per bilanciare produttività e benessere: 

  • Workation: combina lavoro e permanenza in località turistiche, come borghi sul mare, refughi di montagna o città d’arte. In Italia città come Genova, Catania, Firenze, Bari e Palermo sono tra le mete più gettonate dai nomadi digitali. In Toscana, ad esempio Santa Fiora o Montepulciano offrono spazi attrezzati, sconti e coworking. 
  • Settimana corta (four‑day week): ridurre la settimana lavorativa a quattro giorni a parità di stipendio è realtà sperimentale in aziende italiane come EssilorLuxottica (oltre 15.000 dipendenti coinvolti), Intesa Sanpaolo, Mondelez e altre. Anche nella PA sono attivi progetti per 36 ore su quattro giorni, con adesione volontaria e supporto normativo. 
  • Flexitime: l’orario è completamente personalizzabile all’interno della giornata lavorativa, purché siano garantiti obiettivi e copertura minima nei momenti chiave di contatto. 
  • Job Sharing: due professionisti dividono un ruolo e responsabilità, con orari azionabili differenziati. Una formula che favorisce equilibrio senza rinuncia a ruoli operativi. 
  • Nomadismo digitale strutturato: alcune aziende offrono ai dipendenti la possibilità di lavorare da un altro Paese per mesi, supportando aspetti fiscali, legali e organizzativi. In Italia è attivo dal 4 aprile 2024 il Digital Nomad Visa, riservato a lavoratori altamente qualificati non-Ue, con reddito minimo di circa 28.000 € l’anno, assicurazione sanitaria e permanenza minima precedente da remoto. Alcuni hub in Sardegna o Puglia stanno attirando nomadi con programmi dedicati.
  • Gig economy di qualità: micro-progetti ben remunerati e basati su competenze specifiche; una evoluzione della tradizionale economia dei lavoretti. 
  • Hub & Spoke: un ufficio centrale affiancato da sedi satellite o coworking periferici, per ridurre il pendolarismo e mantenere legami reali con l’azienda. 
  • Async‑first: comunicazione prevalentemente asincrona (documenti, messaggi, video), con meno riunioni in tempo reale, ideale per team distribuiti o in fusi orari diversi. 
  • Blended work: un modello in cui l’intelligenza artificiale collabora con le persone in attività di analisi, scrittura, automatizzazione; il lavoro si sposta verso compiti strategici e creativi, liberando tempo e risorse. 

Tutte queste modalità condividono un principio: rendere il lavoro adattabile alle persone e non viceversa. 

Flessibilità: un criterio di scelta

Le ricerche 2024‑2025 mostrano che oltre il 70% degli smart worker italiani non accetterebbe un lavoro esclusivamente in presenza e molti valuterebbero il cambio di impiego o chiederebbero un aumento significativo per rinunciarvi. Per quasi il 50% dei lavoratori, la flessibilità conta più di uno stipendio più alto. 

Cinque esempi virtuosi di aziende che innovano modo e luogo di lavorare 

  1. TeamSystem (Italia): attraverso l’iniziativa TeamSystem Next, offre fino all’80% di smart working e la possibilità di scegliere autonomamente la settimana corta sotto forma di “Light Friday”.
  2. IntesaSanpaolo (Italia): primo grande gruppo bancario italiano a sperimentare la settimana corta su base volontaria, con 36 ore su 4 giorni e smart working fino a 120 giorni all’anno. È prevista anche un’indennità di buono pasto per chi lavora da remoto. 
  3. EssilorLuxottica (Italia): ha introdotto una settimana corta per circa 15‑20 mila dipendenti, con 20 giorni l’anno di venerdì liberi a parità di salario. Il piano mira a migliorare benessere, efficienza e inclusione. 
  4. Bee / Growens (Italia-Europa): azienda del Sudworking con sede principale all’estero. Il 56% dei suoi lavoratori italiani lavora da piccoli comuni del Mezzogiorno, supportando sviluppo locale e talento distribuito. Ha anche istituito il Cagliari Innovation Lab per investire in innovazione territoriale.
  5. Grenke (Italia, multinazionale europea): adotta un modello hub‑&‑spoke integrato con coworking locali, smart working con kit ergonomico sostenibile, e rientro obbligatorio in sede una volta la settimana. Questo approccio ha portato a un aumento di produttività, soddisfazione e retention dei dipendenti. 

YOTTAWORLD: flessibilità come cultura aziendale

Tra gli esempi virtuosi in Italia, YOTTAWORLD si distingue per un approccio alla flessibilità che va oltre il semplice regolamento interno. L’azienda, che Innovamey ha accompagnato in un percorso di Business Innovation tramite la sostenibilità, considera la possibilità di lavorare in modalità flessibile non come un benefit accessorio, ma come parte integrante della propria cultura organizzativa. 

Come racconta Giulia Scanu, HR Manager di YOTTAWORLD: 

“Nel percorso con Innovamey abbiamo scoperto che, per noi, la flessibilità non è mai stata solo una policy, ma un approccio umano già radicato nella nostra cultura. Significa fidarsi delle persone, dare loro autonomia e, allo stesso tempo, creare occasioni di connessione reale. 

La flessibilità ci ha portato benefici concreti in termini di benessere, coinvolgimento e soddisfazione del team. Per mantenere e rafforzare questa coesione, c’è anche il ‘FridaYotta’, il nostro appuntamento mensile ormai consolidato, pensato per aggiornarci sui progetti aziendali e trascorrere insieme un momento di convivialità che va oltre la sfera lavorativa. 

La sfida principale rimane bilanciare autonomia e allineamento organizzativo: qui la comunicazione gioca un ruolo fondamentale, e canali di messaggistica immediata e spazi di dialogo costante ci aiutano a mantenere vivo il legame e la trasparenza.” 

Questo modello dimostra come l’innovazione organizzativa possa sposarsi con la dimensione umana, mantenendo alto il livello di engagement anche in contesti di lavoro distribuito. 

Come viviamo Innovamey: flessibilità strutturata in estate

In Innovamey il lavoro segue un modello misto che valorizza sia la collaborazione in presenza sia la concentrazione da remoto. Durante l’anno, tre giorni alla settimana sono dedicati all’ufficio per favorire scambi diretti e brainstorming, mentre due giorni si lavora da casa per attività individuali e gestione più autonoma del tempo. 

Nei mesi estivi, chi lo desidera può lavorare da località diverse: Sara sceglie la Sardegna, Sharon alterna mare e montagna, Aram si divide tra Sicilia e Milano e Marija raggiunge la sua famiglia in Montenegro. 

Come racconta Sharon, «lo smart working ci regala ore preziose per allenamento, passioni e famiglia, ma le giornate in ufficio mantengono vivo il confronto umano».

Sara sottolinea come «la presenza in sede generi idee e connessioni, mentre i giorni da remoto permettono di gestire meglio la vita privata».

Per Aram, founder Innovamey, «il silenzio dell’home office è ideale per concentrarsi, ma le occasioni di incontro dal vivo sono insostituibili per la creatività e lo spirito di squadra».

E come dice Marija «Questa libertà non è solo un benefit, è una forma di rispetto per le nostre vite reali». 

Conclusione

Dal lavoro rigidamente in presenza degli anni Settanta al panorama flessibile, diversificato e ricco di opzioni del 2025, il cambiamento è completo. In Europa e in Italia il modello ibrido è consolidato, ma il futuro è già segnato dalle nuove modalità: workation, settimana corta, nomadismo strutturato, modelli async-first e blended work con AI. La vera sfida per le aziende oggi non è più adottare lo smart working, ma organizzare modalità che rispondano alle esigenze delle persone, offrendo autoregolazione, autonomia e benessere

Ad agosto 2025 si sceglie dove, come e quando operare. Innovamey dimostra così che il lavoro può essere insieme flessibile e coinvolgente.  

Innovamey is the organisation that turns sustainability into a real engine of growth, supporting companies in designing sustainable strategies, transforming business models, and communicating with impact.
We innovate products and services by placing sustainability at the center, developing solutions that combine progress, responsibility, and competitiveness. We don’t just imagine the future — we build it.

We collaborate with prestigious academic institutions such as Bocconi University, Università Cattolica, and the Glion Institute of Higher Education, training the leaders of tomorrow and developing innovative business strategies through real-world cases and direct engagement with the new generations.

For us, sustainability is not just a goal — it is an evolutionary process, a dynamic balance between innovation, responsibility, and long-term value creation.

We have supported major organisations in rethinking their processes through the lens of positive impact and business-driven results — from evolving products and services for a market increasingly attentive to sustainability, to creating operations designed to attract and empower talent who understand the importance of people, the planet, and profitability.

We help organisations build a sustainable culture through training and conscious leadership, supporting them in authentically communicating their transformation, so that sustainability becomes not just an objective, but a lived and shared reality.

We have played a leading role in major events such as IKN’s Climate Tech, Team Different’s Ethical HR, and Il Sole 24 Ore’s Global Inclusion, contributing to the development of strategies that combine economic progress with social and environmental responsibility.

Innovamey stands for action, impact, and transformation: we work with companies to build a future in which sustainability means innovation, value, and conscious growth.
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